Roma 23 marzo 2026: Il risultato del referendum è chiaro: ha vinto il No. Ed è un risultato che va rispettato senza ambiguità, perché quando i cittadini votano, la loro scelta è sempre sovrana.
Resto convinto che, quella proposta, fosse una riforma giusta e necessaria, una riforma che puntava a rendere la Giustizia più equilibrata, più trasparente, più credibile. Ma in democrazia non basta essere convinti di avere ragione: serve il consenso dei cittadini, e oggi quel consenso non c’è stato.
Non ha neanche importanza il tipo di campagna, il clima in cui si è svolta, le gravi sbavature da entrambe le parti, le informazioni distorte: il verdetto si accetta.
Questo voto ci consegna comunque un dato importante, una inversione di tendenza dopo anni di fuga dal voto: quando vengono coinvolti davvero, gli italiani partecipano e decidono. Ed è un segnale positivo per tutto il sistema democratico.
Ora però è il momento della responsabilità. Il 46% circa degli italiani ha votato convintamente Sì, tra chi ha vinto in tanti hanno votato no perché non hanno condiviso il metodo o per posizionamento politico. Ma non si può far finta di niente né tornare allo status quo come se nulla fosse. I problemi della Giustizia restano tutti sul tavolo e chiedono risposte serie, concrete, condivise.
E’ indispensabile quindi avviare una nuova fase di confronto, senza pregiudizi e senza slogan, che coinvolga maggioranza e opposizioni. Si lavori a una riforma migliore, capace di tenere insieme efficienza, garanzie e indipendenza e che possa essere la riforma di tutti. Perché se è vero che oggi ha vinto il No, è altrettanto vero che il bisogno di cambiare la Giustizia non è stato cancellato.
Stefano Bandecchi
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