Il leader di Dimensione Bandecchi interviene all’incontro pubblico organizzato dal coordinatore regionale Alberto Piccinnu. Al centro del confronto Sardegna, impresa, competenza, ascolto e futuro dell’Europa
Ascolto, competenza e partecipazione. Sono questi alcuni dei temi al centro dell’incontro pubblico “TERRITORIO, ECONOMIA, SARDEGNA”, organizzato a Olbia da Dimensione Bandecchi. All’appuntamento hanno partecipato Stefano Bandecchi, il coordinatore regionale avv. Alberto Piccinnu, la responsabile nazionale dell’organizzazione Costanza Vaccaro e il segretario nazionale Gianluca Di Liberti.
Un confronto dedicato alle prospettive della Sardegna e al rapporto tra politica, territorio e mondo produttivo, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito le esigenze concrete di cittadini, lavoratori e imprese.
Ad aprire il ragionamento di Bandecchi è stata una metafora tratta dalla filosofia politica di Platone: quella della nave dello Stato. Nei dialoghi platonici, Socrate paragona la guida della città a quella di una nave: il punto non è soltanto riuscire a convincere l’equipaggio, ma possedere le conoscenze necessarie per governarla. Un’immagine utilizzata da Bandecchi per introdurre uno dei temi che considera centrali per la politica: la differenza tra consenso e competenza.
“Se nessuno ti ascolta, vuol dire che abbiamo votato qualcuno che non ha due orecchie e una bocca”, ha detto Bandecchi, insistendo sul valore dell’ascolto come condizione per poter governare.
Il riferimento è anche alla critica platonica della retorica come strumento capace di persuadere senza necessariamente coincidere con la conoscenza. “Non vince chi possiede la verità, cioè chi sa, ma chi usa l’arte della retorica per parlare al popolo, proprio come un venditore di dolci che fa concorrenza a un medico”, ha spiegato Bandecchi, chiarendo che Dimensione Bandecchi non intende presentarsi agli elettori come il partito della soluzione facile.
“Due orecchie per ascoltare e valutare”
Da qui il passaggio ai principi che, secondo Bandecchi, stanno alla base di Dimensione Bandecchi. Il primo è proprio l’ascolto: quello dei cittadini, dei settori produttivi, degli imprenditori e dei lavoratori.
Bandecchi ha collegato questo concetto anche alla propria esperienza imprenditoriale, sottolineando di non poter avere una competenza specifica in tutti i settori nei quali operano le aziende che amministra.
“È evidente che non posso conoscere tutto. Però io ho due orecchie. Due orecchie sono fatte per ascoltare e poi sono fatte per valutare”, ha detto.
Un principio che, nella sua impostazione, dovrebbe valere anche per la politica: non pretendere di sapere tutto, ma avere la capacità di ascoltare chi conosce un determinato settore, raccogliere le informazioni e assumere successivamente una decisione.
“Delle cose semplici, sane, dovrebbero farci riflettere tutti”, ha aggiunto Bandecchi, invitando a guardare alla scelta politica non soltanto sulla base della capacità comunicativa di un candidato, ma anche della sua preparazione e della capacità di confrontarsi con realtà e competenze diverse.
Nel suo intervento ha quindi richiamato l’esperienza amministrativa a Terni, sostenendo che la città abbia registrato risultati positivi durante la sua amministrazione e collegando questo percorso alla necessità di misurare la politica attraverso ciò che riesce concretamente a realizzare.
“Gli imprenditori devono cominciare a fare politica”
Una parte significativa dell’intervento è stata dedicata al rapporto tra politica e mondo dell’impresa.
Bandecchi ha rivolto un appello agli imprenditori presenti in sala, sostenendo che non sia sufficiente aspettare che la politica si occupi delle esigenze delle imprese. “È arrivato il momento di smettere di pensare che ci sarà qualcuno che ha fatto il disoccupato fino all’altro ieri e che creerà il partito degli imprenditori”, ha affermato.
Da qui la sua proposta di una maggiore partecipazione diretta degli imprenditori alla vita politica.
“Se noi imprenditori non cominciamo a fare politica, non cambieremo le cose”, ha detto Bandecchi, richiamando anche la necessità di evitare una politica costruita sugli estremi e sostenendo il valore dell’equilibrio nelle scelte pubbliche.4
“Non politici potenti, ma servitori del popolo”
Nel suo intervento Bandecchi ha insistito sul ruolo che, secondo la sua visione, dovrebbe avere chi entra nelle istituzioni.
“Se vogliamo qualcosa che funziona non dobbiamo pensare di diventare di sangue blu se mai fossimo eletti, ma semplicemente dei servitori del popolo”, ha affermato.
Una politica, dunque, che dovrebbe mantenere ciò che promette e misurarsi con i risultati, senza trasformare il ruolo istituzionale in una ricerca di potere personale.
Bandecchi ha anche rivendicato la scelta di essere presente all’incontro di Olbia, nonostante gli impegni e le possibilità personali che, secondo quanto ha raccontato, gli consentirebbero di dedicarsi ad altro.
“Se avessi pensato di fare l’uomo potente, non sarei venuto qua”, ha detto rivolgendosi alla platea.
“Il partito delle nostre usanze” e una nuova idea di Europa
L’intervento si è chiuso con un altro dei temi indicati da Bandecchi come centrali per Dimensione Bandecchi: il rapporto tra identità, tradizioni e futuro europeo.
“Le nostre usanze ci hanno permesso di diventare quello che siamo. Non siamo disponibili a cambiare le nostre usanze”, ha affermato.
Da qui la definizione dell’obiettivo europeo del movimento: “Vogliamo essere il partito rifondatore dell’Europa”.
Un’impostazione che, nell’incontro di Olbia, ha collegato il tema del territorio a una prospettiva più ampia: partire dalle esigenze concrete di cittadini, lavoratori e imprese per costruire una proposta politica capace di confrontarsi anche con le sfide dell’Europa e del futuro.